Da anni che sento parlare di ricerca di se stessi , di autenticità, una volta si guardava all'oriente, al Buddismo o all'induismo. Ai viaggi tropicali. Un modo solo
c'è per capire se stessi, edè nelle necessità , nel divenire della quotidianetà, nel confronto io e il fuori. Ora dopo quel bacio di alessandra, sulla banchigia il mio essere si è piegato su se stesso, sento in maniera prepotente ciò di cui ho bisogno, . Di quella consolazione che oltre Dio mi possono dare gli uomini. Ed ora vedo chiaro il mio stato d'essere consumato nelle giovani avventure, e la certezza , che se non ho il coraggio del suicidio (o mio amico Pavese), devo stare pegato su me stesso, e covare, trattenere il mio dolore per ciò di cui così caro non posso avere. Chissà,forse rientra nell'ordine delle cose che voglio, perchè se fosse stato un rapporto corrrisposto, avrebbe avuto il valore di una normale vicenda,come una vittoria a bigliardino. Mentre in questo modo ha accesoin me quell'eterno che da al mio essere la pienezza dell'essere. Della vita, Una sofferenza godibile.
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martedì 21 luglio 2009
venerdì 17 luglio 2009
per il niente
Eccomi di ritorno, a sognare, un amore che non c'è
forse non ci sarà più. Fino a che punto sono io che non lo voglio.
Troppo tempo da solo e se il tempo passa tra e cose e le persone
e la sera non rimane che uno scricciolio di passi, il vuoto diventa un piacere.
La mente una scatola che riempo di fantasmi, angosce, ma un piacevole e dolce piangersi addosso. Solo così, senza illusioni e aspettative non ho paura di perderti perchè tanto non ci sei.Ritorno alle mie sigarette e i caffè che consolano i miei
oramai consueti fallimenti. Mi chiedo solo se questa scelta di vivere il presente,
valorizzando ogni momento o cosa che osservo, che presto passa via, si avvicini oppure si allontani ancor di più dall'eterno.Fatto sta che mi trovo contento vederele scorrere intorno a me. I miei più cari amici sono figure lontane, eppure unite a me nell'anima nera:Luigi Tenco, Cesare Pavese e Fabrizio de Andrè. Mi basta questa unione d'anima,per coprire ogni dolore acquitare ogni impulso d'amore cola morte come unica via d'uscita.
forse non ci sarà più. Fino a che punto sono io che non lo voglio.
Troppo tempo da solo e se il tempo passa tra e cose e le persone
e la sera non rimane che uno scricciolio di passi, il vuoto diventa un piacere.
La mente una scatola che riempo di fantasmi, angosce, ma un piacevole e dolce piangersi addosso. Solo così, senza illusioni e aspettative non ho paura di perderti perchè tanto non ci sei.Ritorno alle mie sigarette e i caffè che consolano i miei
oramai consueti fallimenti. Mi chiedo solo se questa scelta di vivere il presente,
valorizzando ogni momento o cosa che osservo, che presto passa via, si avvicini oppure si allontani ancor di più dall'eterno.Fatto sta che mi trovo contento vederele scorrere intorno a me. I miei più cari amici sono figure lontane, eppure unite a me nell'anima nera:Luigi Tenco, Cesare Pavese e Fabrizio de Andrè. Mi basta questa unione d'anima,per coprire ogni dolore acquitare ogni impulso d'amore cola morte come unica via d'uscita.
martedì 26 maggio 2009
poesiaccia
ti scrivo perchè tu vuoi essere scritta
ma a che mi servi non lo sai nemmeno tu
sono convinto che, se la leggesse un'altro
sarebbe per me una grande soddisfazione.
Ma (cito F.Guccini) la noia di un'altro non vale.
Ciò tanto già per i cazzi miei che vo a leggere le pranoie di un altro.
Ma si fa per rendere più bella la vita
perchè queste giornate passate a mangiare e dormire
non lasciano niente, e il niente come ho già detto fa male.
A questo punto è meglio vagare nel vuoto, per non sentire nessun dolore nessun piacere, e non mi sembra quasto molto lontano dalla morte.
ma a che mi servi non lo sai nemmeno tu
sono convinto che, se la leggesse un'altro
sarebbe per me una grande soddisfazione.
Ma (cito F.Guccini) la noia di un'altro non vale.
Ciò tanto già per i cazzi miei che vo a leggere le pranoie di un altro.
Ma si fa per rendere più bella la vita
perchè queste giornate passate a mangiare e dormire
non lasciano niente, e il niente come ho già detto fa male.
A questo punto è meglio vagare nel vuoto, per non sentire nessun dolore nessun piacere, e non mi sembra quasto molto lontano dalla morte.
giovedì 14 maggio 2009
ida non per caso
possiamo discutere all'infinito del nostro destino
della forma che diamo al nostro
ma per continuare il nostro percoso individuale
non possiamo rinunciare alla razionalità
a tutto ciò che ci rende umani, ci permette di rompere i muri
che ci sparano da ciò che l'istinto trova come diverso da noi.
La razionalità è creatività è in una parola libertà.
Eppure non tutto si può controllare
e siamo così spesso assaliti dal destino che ci si presenta con
fatti coinvolgenti e inaspettati, che il raziocinio diventa soltanto
una misura, un racconto di ciò che ci capita.
Se poi facciamo dell'inconscio la nostra verità, allora tutto diventa
destino, preidealizzazione. La libertà la lasciamo al gatto.
NO! non possiamo arrenderci alle correnti, farsi trscinare dal flusso
di modi e di false culture, soltante per sentrci dire, c'eri anche tu.
Va bene la fantasia, vanno bennissimo le distazioni, e i voli pindarici.
C'è un momento per tutto, anche per odiare e soffrire, combattere amare.
Ma un uomo una donna sanno bene qual'è il loro dovere, le proprie responsabilità,(cito Bruna: se qualcosa ti arriva addosso, e non sai il perchè,
è comuque una una responsabilità che ti appartiene, ne sei coinvolto e stato causa). Qui l'ombra scende sopra la chiarezza della razionalità, e diventa
sottile, quasi in bilico sul filo della vita, quello che si chiama futuro. Incerto
tra il caso che non è per caso, ma risultato di concause scatenanti mente ed emozioni, e le nostre scielte più limpide e decise. Diventa un gioco, una scacchiera su cui muoversi a piccoli passi, la fretta è sempre nociva, ma che per
paura dell'incertezza abbracciamo, mai fermarsi a quello sguardo?Mai rallentare il passo per saper ascoltare i propri figli, il prossimo, la natura? E' quello che dobbiamo fare, senza per forza rinunciare alla vita attiva,ascoltarci dentro, per quello che il tempo e l'usura ci ha lasciato, e solo così agire, partecipare, sapere fino a che punto siamo coinvolti o coinvolgiamo gli eventi e chi ci sta accanto.
della forma che diamo al nostro
ma per continuare il nostro percoso individuale
non possiamo rinunciare alla razionalità
a tutto ciò che ci rende umani, ci permette di rompere i muri
che ci sparano da ciò che l'istinto trova come diverso da noi.
La razionalità è creatività è in una parola libertà.
Eppure non tutto si può controllare
e siamo così spesso assaliti dal destino che ci si presenta con
fatti coinvolgenti e inaspettati, che il raziocinio diventa soltanto
una misura, un racconto di ciò che ci capita.
Se poi facciamo dell'inconscio la nostra verità, allora tutto diventa
destino, preidealizzazione. La libertà la lasciamo al gatto.
NO! non possiamo arrenderci alle correnti, farsi trscinare dal flusso
di modi e di false culture, soltante per sentrci dire, c'eri anche tu.
Va bene la fantasia, vanno bennissimo le distazioni, e i voli pindarici.
C'è un momento per tutto, anche per odiare e soffrire, combattere amare.
Ma un uomo una donna sanno bene qual'è il loro dovere, le proprie responsabilità,(cito Bruna: se qualcosa ti arriva addosso, e non sai il perchè,
è comuque una una responsabilità che ti appartiene, ne sei coinvolto e stato causa). Qui l'ombra scende sopra la chiarezza della razionalità, e diventa
sottile, quasi in bilico sul filo della vita, quello che si chiama futuro. Incerto
tra il caso che non è per caso, ma risultato di concause scatenanti mente ed emozioni, e le nostre scielte più limpide e decise. Diventa un gioco, una scacchiera su cui muoversi a piccoli passi, la fretta è sempre nociva, ma che per
paura dell'incertezza abbracciamo, mai fermarsi a quello sguardo?Mai rallentare il passo per saper ascoltare i propri figli, il prossimo, la natura? E' quello che dobbiamo fare, senza per forza rinunciare alla vita attiva,ascoltarci dentro, per quello che il tempo e l'usura ci ha lasciato, e solo così agire, partecipare, sapere fino a che punto siamo coinvolti o coinvolgiamo gli eventi e chi ci sta accanto.
martedì 12 maggio 2009
Chiara
Due verità, due colori
una chiara che intravedo
tra il velo dei suoi occhiun umore che da tempo ha scielto di non credere più.
Forse, ma ci hai provato.
Eppure è il tuo nome che inseguo
perchè sopra quella massa di macerie grigio fumanti
appre d'improvviso un sorriso,
fattosi aspettare, per ore trattenuto.
Nessuno ti vuole cambiare, ma
certo è forte per me il desiderio
di conquistarti
affinch quel grio fuo diventi miscuglio di acqua viva
che da te stuzzica la mia curiosità di vita.
una chiara che intravedo
tra il velo dei suoi occhiun umore che da tempo ha scielto di non credere più.
Forse, ma ci hai provato.
Eppure è il tuo nome che inseguo
perchè sopra quella massa di macerie grigio fumanti
appre d'improvviso un sorriso,
fattosi aspettare, per ore trattenuto.
Nessuno ti vuole cambiare, ma
certo è forte per me il desiderio
di conquistarti
affinch quel grio fuo diventi miscuglio di acqua viva
che da te stuzzica la mia curiosità di vita.
Nelle solitudini
Nelle solitudini cerco me,
ma a che serve la solitudine di un'altro,
si può condividere?
O siamo così gelosi,
che soffrendo il nostro male
sempre più ridicolo
che basterebbe uno sguardo per scioglierlo al sole.
Ma siamo così attenti alla nostra libertà che alla fine ci imprigioniamo da soli
per guardare invidiosi quel benessere(che in noi rifiutiamo) negli altri.
ma a che serve la solitudine di un'altro,
si può condividere?
O siamo così gelosi,
che soffrendo il nostro male
sempre più ridicolo
che basterebbe uno sguardo per scioglierlo al sole.
Ma siamo così attenti alla nostra libertà che alla fine ci imprigioniamo da soli
per guardare invidiosi quel benessere(che in noi rifiutiamo) negli altri.
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